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Perchè leggere “La coscienza di Zeno” (Italo Svevo)?

Lettura consigliata a chi se la sente di scavare nelle proprie debolezze e a chi è pronto per indagare sul senso della vita. Mi sono affezionata a Zeno già dalle prime pagine. Un antieroe come tanti a tratti irritante e a tratti commovente, che piaccia o no, simile a ciascuno di noi. Un romanzo ricco di umanità, che racconta la vita stra-ordinaria di un inetto e della sua famiglia. La storia si svolge attraverso il flusso di pensieri della sua coscienza, un monologo interiore onesto che punta dritto senza giudizio al valore dell’uomo attuale ancora oggi. Lo stile è incisivo e il linguaggio comune non manca di ironia. In questo romanzo trova ampio spazio la psico-analisi con i suoi pregi e difetti, difetti che alla fine sembrano prevalere. Per questo motivo, nonostante quando venne pubblicato l’accoglienza fu piuttosto tiepida, James Joyce, che riconobbe il flusso di coscienza, ne capì a pieno il valore. Fosse anche solo per questo è un romanzo che merita di essere letto ora. Due in particolare sono i passi che mi hanno colpito più di altri: In primis: “La vita non è né brutta né bella, è originale”. Un pensiero che ho sempre avuto in testa sia nei momenti difficili, quando è dura non colpevolizzare la vita o chi per essa, sia nei momenti buoni quando viene la tentazione di prendersi il merito. L’originalità di cui parla Svevo rimanda ad un piano universale e al mistero della vita stessa, alla quale è difficile trovare una risposta esaustiva. La seconda citazione è tratta dalle ultime pagine: “La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bastie ed ha inquinato l’aria…” Il bilancio finale riguarda direttamente l’essere umano, il rapporto fra furbizia e salute, intelligenza e felicità, sconfitta e speranza. La tragica profezia con cui si conclude il romanzo lascia molti pensieri che hanno risuonato dentro di me come un’eco. A ciascuno le proprie conclusioni.

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