
“I convitati di pietra” di Michele Mari, già vincitore del Premio Strega Ragazzi e nella cinquina finalista del Premio Strega 2026 è un romanzo che non lascia indifferenti: aspro e a tratti grottesco, aggancia il lettore come un giallo e disturba come un distopico. Crudele e geniale, ma alla fine compassionevole.
“Per quanto ci ripensassero e ne discutessero insieme non riuscirono mai a stabilire chi avesse avuto l’idea”.
Alcuni ex compagni di liceo si rivedono per una cena di classe e da quel momento decidono di avviare una riffa che durerà molte decine di anni, fino alla fine dei loro giorni, il cui premio andrà agli ultimi tre sopravvissuti. L’obiettivo finale, il denaro, è anche una presenza incombente, muto e inquietante, che darà vita alle sfumature più grigie dell’animo umano.
Un romanzo divisivo, che perturba alcuni ma affascina altri. La prosa è superba e le tematiche sono universali: amicizia e relazioni, immobilismo e cambiamento, fiducia e tradimento. I più longevi diventeranno più umani, formeranno qualcosa di simile ad una famiglia. Ciò che non abbandona mai questa massa di personaggi è l’ossessione per i conti aperti con il passato, il tempo e l’invecchiamento. Risulta da subito evidente però che i personaggi più strani hanno anche le risorse più inaspettate. Il tema dell’identità viene sviscerato attraverso delle maschere e come nella tradizione classica, le maschere possono essere anche inquietanti.
Quale lezione ci insegna questo romanzo? Abbiamo la possibilità di migliorare la nostra vita grazie ai convitati di pietra?
Il Gruppo di Lettura BIBLIOAIUTO va in vacanza per qualche settimana, ma continua l’esplorazione dell’animo umano con la lettura di un super classico: “Il Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde. Ci vediamo a settembre, buona lettura a tutti!